Acquappesa

Acquappesa è un comune di 2.016 abitanti della provincia di Cosenza. Il suo territorio si estende per 17,75 km², di cui 7 km² sono di superficie boschiva ed è costituito anche da un’isola amministrativa denominata “Pistuolo e Spaliota” , mentre 6 km lineari sono di costa. Conta una popolazione effettiva di circa 2.200 abitanti, distribuita su quattro principali nuclei abitati: il Casale, la Marina, Intavolata e le Terme Luigiane, nonché su numerose zone rurali quali: Castagnola, Liguori, Santo Iorio e molti altri centri minori. Il comune confina con Cetraro, Fagnano Castello, Guardia Piemontese, Mongrassano e il Mar Tirreno. Il territorio è delimitato a nord dal torrente Fiumicello e a sud dal fiume Bagni. Il comune è particolarmente conosciuto per le manifestazioni “Acquafestival” e “Luigiano d’oro” che annualmente si svolgono nel suddetto comune. Il “festival” è dedicato al mondo del doppiaggio e ha luogo, usualmente, gli ultimi giorni di giugno ed il  “luigiano d’oro ” nasce come premio nazionale dedicato al tema dell’Ecologia, che si svolge ogni anno a settembre.

 

La storia di Acquappesa affonda le radici nella letteratura ellenistica.

Nasce come entità urbana tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700 con il nome di “Casaletto o Casalicchio” dove “Casaletto” (attuale agglomerato urbano del capoluogo edificato ed abitato, appunto, tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700) era uno dei tanti piccoli villaggi sparsi dei centri abitati della Calabria Citeriore detti casali, mentre “Casalicchio” era da individuarsi nell’attuale Marina cominciata a sorgere tra il primo o secondo decennio del 1700. Entrambi sorsero su un territorio probabilmente compreso, molti secoli prima, nel circondario di Cetraro, ma mai dipeso da questo. Difatti, la parte terminale, a sud di Cetraro, di detto territorio era stata donata dal Principe Guaimaro IV^ alla figlia Sikelgaita, seconda moglie di Roberto il Guiscardo, come dote di nozze, avvenute, queste, tra il 1050 ed il 1060.

Successivamente, morto il proprio marito, Sikelgaita, per spirito di religiosa liberazione, nel 1086 diede all’Abbazia di S. Benedetto di Montecassino il territorio cetrarese che aveva ottenuto in donazione da suo padre Guaimaro IV°. I confini di detta donazione erano segnati, a sud: dal torrente “acqua putida”, che, secondo il Pagano, si riferivano all’attuale torrente acqua fetida che “immette in mare tra Acquappesa e Guardia”; e a nord: dal torrente fiumicello. Di conseguenza, a sud, l’acqua fetida segnava i confini di Cetraro dal territorio di Fuscaldo, essendo, quest’ultimo, preesistente a Guardia. Quindi, analizzando le date, si evince che, all’epoca della donazione, il “Casaletto” non esisteva ancora, per cui non si può parlare di dipendenza di questo da Cetraro. E’ vero, invece, che in origine il Casaletto costituì parte integrante della più antica comunità di Guardia, la quale acquistò nel 1533 dal feudo di Fuscaldo il fondo denominato “Pantana”, dove erano compresi i territori non ancora abitati sui quali sorsero successivamente i Villaggi “Casaletto e Intavolata”. Questi ultimi rimasero aggregati a Guardia fino al primo trentennio del 1800 per poi suddividersi in “guardia” ed “acquappesa”. Sull’etimologia del nome di questo comune, purtroppo, vi è molta controversia, tant’è che nei registri della Parrocchia S. Maria del Rifugio, risalenti alla fine del 1600, la denominazione del luogo viene indicata in forme perse, quali: “acquae-appense”, “aque-apenses”, “aquae appensae” ed infine “Acquappesa”.Secondo una derivazione etimologica desunta dal prof. Carrozzino, si deve ritenere che il toponimo è caratteristico di un sito noto nell’antichità per avere nel proprio ambito acque di tipo particolare, meritevoli di essere segnalate, in riferimento, probabilmente, alle acque sulfuree, le cui sorgenti, una denominata acqua fetida, è sita tra Acquappesa e la frazione Intavolata; le altre alimentano il Fiume “Bagni”.

Furono fiorenti nel passato l’allevamento del baco da seta, la pesca del pesce azzurro e la relativa salagione nei vasettti di terra cotta, con vendita in tutte le zone limitrofe. Noto era anche l’artigianato locale, come la costruzione di mobili e arredi artigianali e la costruzione di barche, tant’è che un maestro d’ascia di cognome Zottolo, antenato di alcuni costruttori di natanti, ottenne dal governo borbonico, la licenza di costruzione di natanti fino a 350 tonnellate. Attualmente il maggior polo di attività economica di Acquappesa è costituito dalle Terme Luigiane (Turismo Termale) e dal turismo Balneare, attività, queste, che, di fatto, rappresentano la fonte di reddito del comune, oltre alla produzione agricola delle frazioni collinari.  Molti sono gli emigrati nell’Italia del Nord, nei paesi della Comunità Europea, e nel periodo delle grandi emigrazioni dall’ Italia, in sud America.

 

Le Terme “Luigiane”

Conosciute già da Plinio il Vecchio all’epoca dei romani nel Medio Evo per i pregi e le virtù curative e note, a quel tempo, con il nome di Acquae Calidae Tempsae quando si parla di Cetraro (Temesa) e, in epoca più tarda, come Acquae Putidae ed ancora fons calidus, le Terme Luigiane dal 1850 vennero così chiamate dallo studioso Giovanni Pagano di Diamante, in omaggio al Principe Luigi Carlo di Borbone, conte di Aquileia, che vi mostrò particolare interesse, essendo ricadenti nel suo dominio.

Le Terme Luigiane, nella primitiva ed attuale estensione, ricadono nel Comune di Acquappesa, che, ab antiquo, vi esercita a pieno titolo la potestà territoriale e amministrativa per effetto del Decreto dell’8 febbraio 1835 del Re Ferdinando II^ di Borbone, che elevò Acquappesa ed Intavolata a Comune autonomo. Con il decreto del 10 aprile 1867 il Commissario Ripartitore, Prefetto della Calabria citeriore, stabilì di lasciare promiscua una proprietà di 10 ettari di terreno comprendenti le sorgenti termali, attribuendone di questa, i 7/12 ad Acquappesa e i 5/12 a Guardia Piemontese, in rapporto alla popolazione. Senza interpellare le popolazioni interessate e su proposta del Prefetto di Cosenza in carica Dr Agostino Guerresi , con il D.M. n.2517 del 22 dicembre 1927 il governo unificò i due comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese nell’unico comune di Guardia Piemontese Terme, con sede municipale nella piccola frazione di Intavolata, perché baricentrica rispetto ai due ex capoluoghi. Caduto il fascismo, il Prefetto di Cosenza dell’epoca, on. Pietro Mancini, aderendo alle richieste dei cittadini interessati, con il Decreto Prefettizio n.22816 del 12 novembre, decise lo scioglimento del comune unificato di Guardia Piemontese Terme e ricostituì i Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese, riportandoli allo stato ante 1927 nei modi e nei termini del Decreto del re Borbonico dell’8 febbraio 1935, compresa la promiscuità dei 10 ettari di terreno dove insistono le sorgenti termali. Il Decreto emanato dal Prefetto Pietro Mancini venne confermato col Decreto Luogotenenziale n.27 del 1.2.1945, pubblicato sulla G.U. n.23 del 22.2.1945. Purtroppo, le alterne vicende dei Comuni concessionari delle acque termali ebbero riflessi negativi sullo sviluppo e sul migliore assestamento della stazione termale Luigiana, che nonostante tutto ciò, costituisce il polo più importante della Calabria.

Su queste Terme non si può dire se ci sia più storia o leggenda, o viceversa. Alfredo Guaglianone, farmacista, giornalista e scrittore, nel numero di novembre e dicembre 1928 del periodico “la voce Bruzia” di cui era direttore, così scriveva:” sulla vita delle Terme è tutta una fioritura di leggende scaturite dalla fantasia del popolo, in seguito alle guarigioni veramente straordinarie ottenute con quelle acque. E una leggenda più solenne e più mistica si perpetua ancora nel giorno dell’Ascensione, che ogni anno richiama sul posto turbe di sofferenti per bagnarsi in memoria di Cristo che ivi scese, appunto nel giorno dell’Ascensione a lavare le sue piaghe, che a contatto con l’acqua così santificata, sanarono.

Parlò, inoltre, delle qualità terapeutiche di queste acque S. Francesco di Paola, in una lettera del 1446 diretta al nobile Simone Alimena di Montalto Uffugo per la carità elargita ad una donna, maritata ad un calzolaro.